Qual'è il vero problema della musica?
Da sempre mi occupo di musica, strumenti musicali, concerti, discografia e formazione musicale. Collaboro con migliaia di musicisti e centinaia di aziende nel settore musicale e da sempre prendo a cuore lo stato di salute della musica perché quando si parla di musica, si parla del mio mestiere, del mio mondo e della mia vita.
Ma qual'è oggi lo stato di salute della musica?
Fatte salve le informazioni fornite da Istat, Camere di commercio, SIAE e da associazioni di categoria non sempre rappresentative, la prima cosa che mi verrebbe da dire parlando dello stato di salute della musica, è che il mercato italiano della musica denuncia la carenza di dati statistici su cui poter fare analisi puntuali.
Purtroppo, al giorno d'oggi, il valore del mercato della musica in Italia è di gran lunga inferiore a quello di altri Paesi avanzati.
Ciascun comparto della filiera, da quello discografico, a quello degli strumenti musicali, dello spettacolo o della formazione, è un mondo economico a sé, spesso ulteriormente diviso al suo interno, che non condivide informazioni.
Il valore del mercato della musica in Italia è dunque il risultato di dati disaggregati che vedono un valore complessivo del mercato discografico attestarsi intorno ai 150 milioni di euro (2017, fonte Global Music Report/FIMI), un mercato della musica dal vivo di 445 milioni di euro (2017, fonte SIAE) e di un mercato degli strumenti musicali di 550 milioni di euro (2017, fonte Dismamusica), dato quest'ultimo tutto da verificare, visto che lo scorso anno ne venivano dichiarati 110!
Qual'è il vero problema della musica?
Tutti gli attori del mercato condividono l'opinione che le attuali e persistenti difficoltà del settore musicale siano determinate da un impoverimento della base culturale di chi approccia alla musica.
Il Music Consumer Insight Report 2018 di IFPI (organizzazione no-profit, che rappresenta gli interessi di circa 1.300 etichette discografiche in tutto il mondo) misura il consumo di musica registrata degli ascoltatori di età compresa tra i 16 e 64 anni nei principali 20 mercati musicali del mondo.
Il 59% degli utenti attivi online usa servizi di video streaming musicali (il 49% su YouTube, il restante 10% su altri siti di video streaming), il 17% utilizza un servizio di audio streaming a pagamento e il 24% utilizza un servizio audio streaming gratuito.
Il 94% dei giovani consumatori (16-24 anni) ascolta musica attraverso uno smartphone e il 52% di loro utilizza un servizio streaming a pagamento. Il mercato della musica nel suo complesso è condizionato dal comparto della produzione discografica.
Chiunque voglia dare un contributo a stimolare la crescita e lo sviluppo della musica, non può prescindere dalla necessità di ricostruire una base culturale di riferimento.
Questo è il compito della formazione, che nel settore della musica in Italia è l'argomento sul quale si basa il FIM, Salone della Formazione e della Innovazione Musicale.
Questo è il compito della formazione, che nel settore della musica in Italia è l'argomento sul quale si basa il FIM, Salone della Formazione e della Innovazione Musicale.
Dal report si evince che in Italia il repertorio locale gode di una forte presenza (57,5%), insieme a pop (60,3%), rock (59,3%) e musica cantautoriale (49,8%).
In forte espansione nei giovanissimi (16/24 anni) l’hip-hop e il rap/trap, che hanno una penetrazione del 51,4%, il più alto picco tra le fasce d’età. La fruizione di musica dal vivo risente di queste stesse percentuali di preferenza.
Difficile pensare a uno sviluppo del settore della musica che prescinda dalle abitudini e dalle preferenze di ascolto dei consumatori "passivi" di musica.
Se le nuove generazioni preferiscono ascoltare musica rap tramite il loro smartphone, tutta la filiera risentirà di questa scelta.
Contenuti e modalità di fruizione di questi contenuti sono la base culturale che determinerà la produzione di strumenti e apparecchiature per produrre, distribuire e promuovere musica.
Per questa ragione, è oggi anche molto difficile (se non impossibile) "rappresentare" il settore della musica con un unico evento, con una fiera, con un festival.
Come si può aiutare la musica?
Difficile capire quale sia la strada più veloce e più sicura per aiutare la musica. Di certo il riconoscimento del valore della musica in termini culturali, significa opportunità di sviluppo economico. Viene da se quindi che la priorità per tutti è quella di investire nella formazione, e non solo nella formazione dei lavoratori del settore musicale, ma anche e soprattutto nella formazione dei fruitori di musica.
Io credo che tutti coloro che amano la musica dovrebbero fare qualcosa per ridare alla musica il suo autentico spessore, e per consentire a chiunque di assaporarne il mistero ed il suo fascino senza tempo.
La chiave sta proprio nella formazione degli studenti delle scuole, i quali, pur non intraprendendo il percorso di musicista o operatore del settore, diventano fruitori/consumatori interessati e consapevoli.
In Italia, sono circa 6.000 realtà iscritte al registro delle Imprese, che si occupano di istruzione musicale.
Io credo fortemente che per avere un futuro sostenibile, il mercato della musica abbia bisogno, prima di ogni altra cosa, di un pubblico che conosca il valore di ciò che ascolta.
Prima ancora di formare nuovi musicisti, di sfornare nuovi talenti, di costruire nuovi studi di registrazione e nuove strutture per la produzione di musica e concerti, occorre formare un pubblico che sappia cosa ascolta, un pubblico che abbia il piacere di acquistare la musica, un pubblico in grado di dare alla musica il suo giusto valore commerciale (che è ben più alto di un click su un pulsante web di download gratuito), un pubblico che riconosca lo studio della musica come linguaggio universale in grado di favorire nuove forme di cittadinanza globale e di convivenza tra le nuove comunità che sorgono nel mondo.

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